Oggi non dovevo essere qui


Ci sono venuto solo perché temevo di non avere alcuna altra possibilità di rivederti.
Certo, sarebbe eccitante il pensiero di cercarti per le vie e le ville della città,
nei giorni e nei mesi, rischiando di ritrovarti solo quando il ricordo sarà svanito.
Ma in tale trepidazione mi farei suggerire la strada
tentando di indovinare gli odori che meglio aiutano il ricordo.
Oppure, più romanticamente, lasciarmi indicare la strada dalla luce chiara,
evitare le ombre, l’oscurità, che nulla hanno a che fare con te.

La luce bianca e chiara della luna, così ti ricordo.

In trepidazione aspetterei di scontrarmi in lontananza
col riflesso della luce bianca sulla pelle,
essa ospita i tuoi nei e i tuoi odori, e riveste il tuo corpo,
i tuoi teneri muscoli di donna delicata, i tuoi seni e le tue gambe.

La tua schiena,
rivestita a fatica da sempre più leggere, dunque dolorose vesti,
che quasi scompaiono se mi fermo a osservarti e immaginare.
Se fossi il tuo uomo mi incuriosirei ad ogni risveglio, in trepidazione,
a indovinare le stoffe, nel colore e nella forma,
che completano tale splendore.
La camminata esatta,
i capelli legati sempre allo stesso modo sulla nuca,
due ciuffetti sparsi e disordinati lungo il collo che m’implorano di baciarti.

Nella trepidazione di incontrarti, un giorno, per caso,
o una notte, perché ci siamo cercati,
proprio quella trepidazione sei tu.


G_

1 commento:

signorinaKir ha detto...

oi G_
bella!